RisparmieRai: Sospeso “Blu Notte”. Lucarelli: Non ci sono risorse sufficienti”

lucarelliIn questi giorni, in quel di Viale Mazzini in Rai, sono stati giorni di fuoco e non per il caldo della stagione estiva che stenta ad arrivare, ma per ben altre faccende più o meno note.

Tanto parlare si è fatto della presidenza di commissione di vigilanza, che, a fatica, il Movimento 5 Stelle è riuscita ad ottenere assegnandola a Roberto Fico e degli attacchi di Grillo ai vari Formigli, Annuziata, Vianello e Floris, quest’ultimo, proprio oggi, intervistato da “La Cosa” (il canale web del “MoVimento”) ha praticamente ammesso di guadagnare 500 mila euro all’anno.

Giugno, ormai si sa, è il mese nel quale si decidono le sorti dei vari programmi della stagione televisiva: i morti, i feriti e i sopravvissuti della tv di Stato ma anche i “miracolati” che sono davvero tanti.
Se poco più di un mese fa, dalle pagine di Repubblica, apprendevamo la chiusura del programma di Giovanni Minoli “La Storia Siamo Noi” che si è portato appresso uno strascico di polemiche con un botta e risposta –a mezzo stampa- tra il dg Gubitosi e lo stesso Minoli (il primo affermava che il programma sarebbe continuato senza il conduttore, il secondo gli dava del bugiardo dicendo che non era previsto in palinsesto), in sordina invece è passata la chiusura di un altro dei programmi di cultura e approfondimento molto apprezzati da pubblico e critica: “Blu Notte – Misteri Italiani” (ultimamente conosciuto anche come “Lucarelli Racconta“). Continua a leggere

#Cucchi, morto di ingiustizia

stefano_cucchiIl potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.

Erri De Luca – Liberazione, 2009

VERITA’ PER EMANUELA ORLANDI – Firma la petizione

Emanuela Orlandi_1“Nessuno Stato nè tantomeno la Chiesa possono giustificare la criminalità.”
Carissimo lettore assiduo o meno, capitato per caso su questa pagina, ti invito a firmare questa petizione affinchè dopo 30 anni si sappia la verità su cosa è accaduto realmente.

E’ un gesto molto importante che non costa nulla e ti ruberà solo 2 minuti del tuo tempo. Sul sitohttp://www.emanuelaorlandi.it/ trovi spiegate tutte le modalità, di seguito invece il testo  della petizione sottoscritta da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela:

 

Al Cardinale Tarcisio Bertone

Segretario di Stato di Papa Benedetto XVI

Eminenza,

              il rapimento della cittadina vaticana  Emanuela Orlandi, avvenuto nel lontano 1983, ha gettato ombre e dubbi sul comportamento  del Vaticano, che nel corso di questi tre decenni non ha avuto il coraggio di  abbattere quel muro di silenzi e di omertà eretto intorno a questa vicenda.

Lo Stato Vaticano ha da sempre rinunciato alla ricerca di una sua innocente cittadina, suscitando lo sdegno di tantissime  persone e  di tutti quei sacerdoti che ogni giorno si impegnano perchè la vita dei più deboli venga rispettata.

E’ l’ora di un segnale forte di cambiamento.

Le chiediamo  pertanto di adoperarsi affinché venga aperta un’indagine, interna allo Stato Vaticano, sul sequestro di Emanuela Orlandi, con la conseguente istituzione di una Commissione  cardinalizia d’inchiesta che si impegni, con  onestà e volontà, a far emergere la Verità su questa  vergognosa e disumana storia.

Che il sacrificio di Emanuela, viva o morta che sia, e il perenne martirio di una famiglia, servano ad un profondo e radicale cambiamento nelle coscienze di chi, ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche, sta portando questa Chiesa sempre più lontana dall’insegnamento di Gesù.

Pietro Orlandi

18 ottobre 2012

Maggiori informazioni http://www.emanuelaorlandi.it/

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Cittadella è la nuova Avetrana

(pubblicato precedentemente su nottecriminale.it)

Prendete un caso che scuote le coscienze dell’opinione pubblica, conditelo con un po’di moralismo e populismo, spruzzate un po’ di indignazione qua e là, spettacolarizzate quanto basta, ed ecco che avrete la ricetta del successo per il vostro programma di approfondimento giornalistico.

Quello che sta accadendo in questi giorni nei contenitori televisivi della tv generalista, sa di già visto: un copione che si ripete, come un format televisivo dove cambiano i protagonisti e le storie ma la struttura è la stessa.

Parte tutto sempre da “Chi l’ha Visto?” che nonostante faccia un ottimo servizio pubblico, ogni tanto apre le danze agli sciacallaggi televisivi. Che sia l’annunciare ad una madre la morte della figlia in diretta piuttosto che mandare in onda un video dove un bambino viene prelevato a scuola in maniera discutibile dalla polizia, sta di fatto che il programma condotto dalla Sciarelli, suo malgrado, diventa un ottimo pasto del quale “non si butta via niente”. E così la giostra dei programmi del mattino, del pomeriggio e della sera, “intavola” ore e ore di dibattiti pro e contro “invitando a nozze” esperti e opinionisti tuttologi.

Questa volta, nel caso specifico di Leonardo, bambino di Cittadella, non c’è un omicidio, non c’è un assassino e nessuna arma del delitto, però è il caso di approfondire, perché è inaccettabile il trattamento riservato ad un bambino da parte della polizia che, ricordiamolo, rende comunque esecutivi gli ordini di un giudice, quindi bisogna cavalcare l’onda dell’indignazione e costruire ore ed ore di programmi televisivi che -dicono loro- tutelano la privacy del bambino oscurandone il volto ma, di fatto, gli negano il diritto all’oblìo a soli 11 anni: tralasciando il fatto che il video è ormai a disposizione di tutto il web e probabilmente lo sarà per sempre e che mettendo il sottopancia con il nome e il cognome del padre non sarà di certo difficile venire a sapere di quale Leonardo si stia parlando.

Rai e Mediaset  si spartiscono le ospitate dei genitori: la prima ospita il padre la seconda la madre (con la zia) e la scritta “Esclusivo” che capeggia sempre in alto a destra dello schermo. Una Rai che la domenica pomeriggio annuncia per bocca di Massimo Giletti che quel video ha deciso di non trasmetterlo più e che, però, appena un’ora dopo lo ritrasmette nello stesso programma nel segmento condotto dalla Cuccarini.

Dall’altro lato Mediaset che agisce solo “per il bene del bambino” e che manda Alessandra Mussolini -non si capisce bene se come inviata o come Presidente Commissione Parlamentare per l’infanzia- nella casa famiglia dove è tenuto il bambino, con telecamere al seguito.

Ma è “il collegamento da Cittadella” che ci fa capire che ne avremo ancora per molto: inviati piombati lì, davanti casa del bambino in attesa di una qualche dichiarazione della mamma o della zia mentre escono di casa, una sorta di déjà vu che ci ricorda tanto la villetta dell’orrore di Avetrana.

E poi tutti lì a giustificarsi ipocritamente : “Se non avessimo mandato in onda il video non se ne sarebbe mai parlato” , “E’ servito a scuotere l’opinione pubblica su certi argomenti di cui non si parla mai”. Come se il problema dei figli contesi tra genitori separati sia un problema nato l’altro ieri.

Roma Fiction Fest- Il “crime” resiste: ecco le serie che vedremo.

(pubblicato precedentemente su www.nottecriminale.it)

Ha preso il via domenica scorsa, il “Roma Fiction Fest”, la manifestazione capitolina dedicata al mondo della fiction italiana e straniera giunta quest’anno alla sua sesta edizione.

Tra le 80 anteprime internazionali di cui 5  mondiali, largo spazio hanno ottenuto le commedie, i drammi sentimentali (perlopiù italiani), le fiction in costume, i serial fantasy e per la prima volta un’intera sezione dedicata ai bambini e agli adolescenti la “Kids&Teen”.

Il genere crime, seppur in maniera defilata (pochi i “pink carpet” dedicati), non ha risentito di questo cambio di rotta un po’ “low-profile” e nonostante siano lontani i tempi in cui le folle di pubblico si recavano all’Auditorium per acclamare i beniamini di ‘Romanzo Criminale-La Serie, di ‘C.S.I.’ piuttosto che di ‘Criminal Minds’ il menu del fiction fest non ha di certo lasciato a bocca asciutta gli appassionati del genere.

A esordire, in anteprima mondiale, è stata la serie tv con protagonista Melissa George (già vista in ’Alias’, Grey’s Anatomy e Mulholland Drive di David Lynch) “Hunted” che racconta la storia di Sam Hunter, agente sotto copertura che sopravvissuta ad un attentato alla sua stessa vita, scoprirà che il mandante si nasconde in realtà tra i suoi colleghi di cui non potrà più fidarsi, a Sam viene affidato l’incarico di infiltrarsi nella vita e nel mondo del lavoro di un uomo d’affari spietato e sanguinario, un compito usuale per una spia ma non per lei che dovrà agire da sola sapendo di essere un bersaglio mobile che non può fidarsi di nessuno. Scritta da Franz Spotniz (uno degli sceneggiatori di X-Files) la serie, trasmessa nel Regno Unito da BBC, andrà in onda in Italia da Dicembre su SkyunoHD.

Un C.S.I. ambientato nell’800” così Matthew Macfadyen  definisce “Ripper Street” altra serie britannica in costume dove veste i panni di Edmund Reid, un ispettore chiamato ad indagare sul massacro di una serie di prostitute nel quartiere londinese malfamato Whitechapel, spargimenti di sangue ai quali Reid non è nuovo: Jack Lo Squartatore, il serial killer più ricercato d’Inghilterra è ancora a piede libero ed il fantasma del fallimento nella cattura è  sempre in agguato e sia l’ispettore che i suoi collaboratori dovranno prima o poi fare i conti con il loro passato. Una sorta di C.S.I. ambientato nella Londra dell’era vittoriana che ci ricorda il romanzo di Roberto Genovesi “La Mano Sinistra di Satana” (Ed. Newton Compton, 2012) che abbiamo incontrato quest’estate al Trastevere Noir Festival.

Gli inganni della politica, i meccanismi della corruzione, le trappole della seduzione sessuale”: sono invece gli ingredienti di “Boss” una delle serie di maggior successo in Usa e che andrà in onda a partire da questa sera e per 4 giovedì, su Rai 3, che racconta di Tom Kane, sindaco di Chicago a cui viene diagnosticata una grave malattia degenerativa neurologica che terrà nascosta a tutti i suoi collaboratori, le elezioni incombono e Kane è pronto a tutto pur di vincerle e non ha paura di sporcarsi le mani. Oltre che lottare contro la sua malattia dovrà lottare contro i suoi nemici dando così vita ad una “sorta di tragedia greca che ricorda le vicende del Padrino di Puzo/Coppola.”. Kelsey Grammer (Fraiser, Cin Cin, voce di Telespallabob dei Simpsons americani) che veste i panni del “Boss” in una masterclass aperta al pubblico al Roma Fiction Fest ha sottolineato la complessità del personaggio che interpreta e che, nonostante i suoi precedenti ruoli fossero per la maggior parte comici, non si è mai preoccupato di interpretare la parte del cattivo, <<la cattiveria –ha dichiarato- fa parte di tutti, si può segretamente patteggiare per il personaggio cattivo anche se spero che prima o poi Tom Kane possa redimersi>>.

Degna di nota tra le tante proiezioni all’Auditorium Parco della Musica di Roma anche la presentazione della seconda stagione di “Sherlock” una rivisitazione contemporanea dei classici di Conan Doyle e che nel Regno Unito ha tenuto incollati alla tv oltre 10 milioni di telespettatori. Le avventure di Sherlock Holmes e del fidato dott. Watson, interpretate rispettivamente da Steven Moffat e Mark Gatiss, saranno trasmesse in Italia dal 6 di ottobre ogni sabato alle 21.15 su Premium Joy, il canale pay del digitale terrestre Mediaset.

 

 

 

 

La storia di Stefano Cucchi diventa ‘Un Caso di Coscienza” su Rai1. Il sindacato della Polizia Penitenziaria protesta

(precedentemente pubblicato su nottecriminale.it)
Il caso di Stefano Cucchi diventa fiction. La storia del giovane trentunenne arrestato per droga nell’ottobre del 2009 e morto “di carcere” all’ospedale Sandro Pertini di Roma, approderà nella prima serata di Rai1 all’inizio del 2013 in una puntata della fiction, prodotta da Red Film e Rai Fiction, “Un caso di coscienza” giunta alla sua quinta serie. A dichiararlo al Corriere della Sera, il protagonista Sebastiano Somma che nella serie interpreta Rocco Tasca un prestigioso avvocato che decide di abbandonare il suo studio legale per dedicarsi alla difesa dei più deboli e dei più poveri. Tralasciando quest’ultima caratteristica, la serie diretta da Luigi Perelli, prende spunto dalla realtà.
Stefano, morto misteriosamente sei giorni dopo il ricovero al “Sandro Pertini”, secondo i legali della famiglia Cucchi sarebbe stato picchiato a morte dagli agenti della polizia penitenziaria. La morte sarebbe avvenuta per edema polmonare che non si sarebbe verificata se il ragazzo fosse stato adeguatamente curato.
<< I riferimenti forti ci sono perché c’è la morte di un ragazzo in carcere che sembra sia stato ucciso a bastonate- dichiara l’attore Sebastiano Somma al Corriere– È un’ispirazione, ma non un “parente” di primissimo grado perché la situazione è ancora aperta, per cui non si possono dare riferimenti né tirare conclusioni ben precise. La requisitoria finale dell’avvocato che interpreto sarà una denuncia al sistema carcerario, un sistema che mette in celle comuni tossicodipendenti, persone con problemi psichici e delinquenti comuni, senza creare un’alternativa.>>In merito alla scelta di rappresentare il caso Cucchi in una puntata della fiction, inteviene anche Andrea Purgatori, uno degli sceneggiatori che tende a sottolineare la “manipolazione” fatta sulla storia reale:

<<Abbiamo immaginato una vicenda molto simile, quella di un giovane in carcere che muore per le percosse che riceve e poi si scoprono coperture, depistaggi e omertà.>>

Di tutt’altro parere è invece il Sappe (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria) che in una lettera di protesta indirizzata al presidente della Rai Anna Maria Tarantola, firmata del segretario generale Donato Capece parla di “demagogia sulla vita in carcere” e di “forzatura della realtà” 

Tutti abbiamo il massimo rispetto umano e cristiano per il dolore dei familiari del detenuto Stefano Cucchi,

– scrive Capece nella missiva riportata da AdnKronos – ma non possiamo accettare una certa rappresentazione del carcere come luogo in cui quotidianamente avvengono violenze in danno dei detenuti, per questo chiediamo al Presidente della Rai Anna Maria Tarantola e al Consiglio di Vigilanza di impedire un tiro al bersaglio verso la Polizia Penitenziaria attraverso fiction irreali sulla quotidianità’ penitenziaria italiana.>>

Come ormai di consuetudine, le polemiche e le indignazioni arrivano sempre prima di aver visto il prodotto finito. Raccontare una storia come quella di Stefano Cucchi, (all’interno di una fiction seguitissima tra l’altro) all’opinione pubblica non può far altro che bene.

Una vicenda che è stata raccontata in diversi modi, dal cinema con il documentario “148 Stefano Mostri dell’inerzia” di Maurizio Cartolano e sponsorizzato da Amnesty International e Articolo 21, alla letteratura con il libro“Malapolizia” di Adriano Chiarelli edito da Newton Compton che dedica un ampio capitolo al caso, passando per la musica con “Fermi con le mani” di Fabrizio Moro dedicata a Stefano Cucchi.

All’appello mancava solo la televisione che, nonostante internet, resta comunque il mezzo di comunicazione di massa più diffuso. Del resto la fiction italiana dovrà pure rinnovarsi prima o poi: i Papi, gli inventori, i Santi, gli Eroi e i personaggi storici stanno per esaurirsi.

 

Amy Winehouse: dal successo mondiale al ‘club of 27’

Classe 1983, nasce a Enfield, Middlesex, in Inghilterra da padre e madre di origine ebraica, Amy Winehouse cresce nella città che le ha dato i natali dove all’età di soli dieci anni fonda il suo primo gruppo rap amatoriale ‘Sweet’n’sour’, ma la sua carriera inizia all’età di sedici anni, quando un suo amico manda una sua demo ad un talent scout.

Già cantante professionista, firma per la Island/Universal, la sua ultima etichetta discografica. Il suo debutto, con l’album “Frank”, avviene ufficialmente nell’ottobre del 2003, con influenze jazz, soul e R ’n’ B, il suo primo lavoro riceve critiche positive e raggiunge le vette delle classifiche inglesi dopo la nomination ai BRIT Awards.

Ma è nel 2006 che arriva il successo: dapprima con il singolo “Rehab” diventato un vero e proprio tormentone mondiale che racconta il rifiuto della cantante di disintossicarsi dalla droga e dall’alcool e, nel 2007, con il brano che diede il nome all’album “Back to Black”.

Cinque Grammy Awards, MTV Europe Awards 2007, un elevato numero di riconoscimenti più importanti ed ambiti nella carriera di una cantante, prima di lei solo Alicia Keys, Norah Jones, Beyoncè e Lauren Hill erano riuscite ad aggiudicarseli.

Ma la sua voce e la sua bravura venivano spesso oscurati dal gossip per i suoi abusi di alcool e droga, le foto di una Amy barcollante, provata dall’alcool, avevano ormai uno spazio riservato nei tabloid inglesi.

Nel 2008 trascorre un periodo in una clinica per disintossicarsi dall’alcool e dalla droga, dopo il quale inizia a lavorare al suo nuovo album.

Ce la mette tutta Amy per riabilitarsi, era riuscita ad eliminare la droga dalla sua vita. Ma non l’alcool. Lo scorso 23 Luglio viene trovata morta nella sua casa di Londra a Camden Square.

Nel suo appartamento, tre bottiglie di vodka, due grandi e una piccola; viene aperta subito un’inchiesta: i test tossicologici non rilevano alcun tipo di sostanza stupefacente e i risultati dell’autopsia, resi pubblici il 27 ottobre scorso, hanno confermato la morte accidentale (“misadventure”) correlata all’abuso di alcool.

Il tasso alcolemico nel corpo della cantante era superiore di 4-5 volte il limite consentito normalmente per la guida: per ogni 100ml di sangue vi erano 416 mg di alcool nel suo corpo. Amy non beveva da un mese prima di quella maledetta notte, la morte è stata causata da uno “stop and go” ovvero da un consumo eccessivo di alcolici dopo un periodo di astinenza.

Mitch Winehouse, padre della star, aveva sempre sostenuto che la figlia avesse smesso di drogarsi. Amy Winehouse è l’ultima, in ordine temporale, ad essere entrata a far parte del “club of 27” o, come molti la chiamano, ad essere vittima della “maledizione del 27” ovvero un gruppo di personalità legate al campo artistico, morte prematuramente all’età di 27 anni per cause “non naturali” come il suicidio o l’abuso di alcool e droghe.

Il suo ultimo album “Amy Winehouse lioness: hidden treasures” uscirà il prossimo 5 dicembre, 12 tracce inedite che raccontano la vita privata della cantante dal rapporto con la droga a quello tormentato con il marito Blake.

Sicuro di un grande successo, come sostiene qualcuno-infatti- la miglior mossa di marketing per una rockstar è morire giovani.

#BORSELLINO. NON PUÒ FINIRE, NON PUÒ SPARIRE, NON PUÒ MORIRE…COSÌ

Oggi è il giorno della memoria. L’ennesimo di questa Italia malata che troppi, per curarla, hanno pagato con la vita. Oggi, si ricorda la morte di Paolo Borsellino, il Magistrato ucciso dalla mafia, il 19 luglio del 1992, a Palermo in via Mariano D’Amelio. Oggi che ricorre il 20esimo anniversario di quella strage, definita “di Stato”, non si dimentica nemmeno il valore delle vite e del lavoro di cinque agenti della Polizia di Stato: Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina ed Agostino Catalano. Paolo Borsellino, sapeva di essere il prossimo dopo la strage che segnò la fine del suo braccio destro e amico Giovanni Falcone, aveva detto “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Non poteva immaginare, però, che erano cinquantasette i giorni che lo separavano dal suo destino. Se molte erano le cose che sapeva e non doveva, molte altre erano quelle che avrebbe dovuto sapere per salvarsi. Quel giorno mentre scendeva dalla sua auto blindata per andare a trovare la madre veniva osservato dall’alto del monte Pellegrino. Ebbe il tempo di suonare al citofono. Poi il boato, la tragedia, il dolore. Dopo Paolo Borsellino, che nel giugno di quello stesso anno aveva forse scoperto l’accordo tra Stato e Mafia e quindi andava eliminato il prima possibile, le stragi tacquero. Da allora e per tutti questi anni, le indagini della magistratura hanno portato all’arresto dei soli esecutori materiali di quell’attentato. Su chi lo decise molte restano le incertezze. Meno quelle relative ai “perché” lo fecero. Il silenzio. Questo era ed è stato il messaggio che l’entità esterna insieme a ‘Cosa Nostra’ inviò più forte che chiaro. Perché se il cancro non è ancora stato debellato, non si è nemmeno fermata la ricerca per debellarlo. Questo che è il messaggio della giustizia, suona tanto chiaro, quanto forte. La morte, le stragi, le minacce non trovano mai, e in nessuna occasione, una giustificazione. Non diventano un dato scientifico per educare, anche con l’omertà, alla cultura “cosa nostra”. Non si uccide e non si uccide chi combatte la mafia. E oggi che quei se e quei ma figli del senno di poi ne ribadiscono il concetto, noi lo ricordiamo. Ad uccidere è il silenzio. Ad uccidere è la mafia, non chi la combatte. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, non ha dubbi:

“Perché quello che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di Paolo e di quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage di mafia. […] Quello che noi invece cerchiamo in tutti i modi di far capire alla gente […] è che questa è una strage di Stato, nient’altro che una strage di stato. E vogliamo far capire anche che esiste un disegno ben preciso che non fa andare avanti certe indagini, non fa andare avanti questi processi, che mira a coprire di oblio agli occhi dell’opinione pubblica questa verità, una verità tragica perché mina i fondamenti di questa nostra Repubblica. Oggi questa nostra seconda Repubblica è una diretta conseguenza delle stragi del ‘92”

Come accade per tutti i grandi fatti di cronaca, il cinema e la televisione hanno raccontato la storia del magistrato palermitano: da “I Giudici” di Ricky Tognazzi passando per “Gli Angeli di Borsellino” di Rocco Cesareo fino ad arrivare alla fiction “Paolo Borsellino” trasmessa da Canale 5 nel 2004, di Gianluca Maria Tavarelli con un’interpretazione straordinaria di Giorgio Tirabassi. Chi invece ha pensato di raccontare questa tragica storia attraverso la musica è Daniele Silvestri, cantautore romano, che nel suo ultimo album “S.C.O.T.C.H.” uscito lo scorso marzo, dedica una canzone, ‘L’appello’, a Salvatore Borsellino fratello di Paolo. Su un ritmo ‘ska’ quasi circense riesce a raccontare una storia “appassionante ma allo stesso tempo tragica”. Il brano fa anche riferimento alla misteriosa scomparsa dell’agenda rossa, il taccuino dal quale Paolo Borsellino non si separava mai dove appuntava riflessioni e contenuti dei suoi colloqui e che potrebbe fornire indicazioni sui mandanti della strage, una “scatola nera” che non è mai stata ritrovata. In questi ultimi giorni i giovani del movimento “Agende Rosse” provenienti da tutta Italia sono impegnati a Palermo in una serie di manifestazioni per commemorare Borsellino e la sua scorta ma soprattutto per gridare a voce alta che: “Paolo è vivo e lotta insieme a noi, le sue idee non moriranno mai”. Un grido al quale ci uniamo anche noi, con la speranza che venga al più presto fuori la verità sulla strage di Via D’Amelio.

L’Appello Questo è un appello, io sto cercando in giro mio fratello scomparso all’improvviso a fine luglio, ‘mezzo ad un bordello, e con addosso sembrerebbe solo un piccolo borsello e niente altro, però attenzione perchè mio fratello è scaltro, che so magari per lo sdegno si è nascosto, che è un uomo giusto fin troppo onesto e mi dispiace anche per questo. Dillo se tu ne sai qualcosa adesso devi dirlo, non posso stare ancora io sul piedistallo che quando parlo poi me ne pento, ma se qualcuno deve farlo sono pronto e ricomincio ancora con il mio racconto, perchè io ho lo stesso sangue e me ne vanto e vi ricanto il ritornello che ho perso mio fratello. E non è bello lasciar fuggire un simile cervello, io chiedo l’intervento del Governo o del Ministro dell’Interno che trovi almeno il suo quaderno. E allora insisto perché io mica posso andare a “Chi l’ha visto”, ma so che c’è qualcuno che sa tutto,uno che c’era, un pezzo grosso ma adesso è troppo che l’aspetto. Non può finire, non può sparire, non può morire… così Maa se penso al tempo che è passato e quanto ancora passerà, noo non credo proprio che sia giusto e che sia giusta questa orribile omertà, perchè si sa si saaa si saaa si saaa che la faccenda è grossa e per di più c’era un’agenda rossa e non si trova più. Se posso aggiungerei che lui non è mai stato rosso, anzi di Rosso conosceva solo quello che canticchiava quel vecchio ritornello, “che bello due amici una chitarra e uno spinello”. Questo è un appello, io sto cercando in giro mio fratello scomparso all’improvviso a fine luglio, ‘mezzo al bordello, e con addosso sembrerebbe solo un piccolo borsello, piccolo, piccolo, piccolo… così Maaa se penso al tempo che è passato e quanto ancora passerà, noo non credo proprio che sia giusto e che sia giusta questa orribile omertà, perchè si sa si saaa si saaa si saaa che la faccenda è grossa e per di più c’era un’agenda rossa e non si trova più.  

“Trastevere Noir Festival” – La quarta edizione dal 17 al 21 Luglio

Domani inizia il Trastevere Noir Festival. Chi ci sarà? Dalle 21 all’interno del Chiostro del Museo di Roma in Trastevere, Piazza Sant’Egidio 1 B.

 NOTTE CRIMINALE , che sarà per l’occasione media partner dell’evento, vi aspetta per cinque giorni da brivido!

Di seguito il comunicato stampa.

Giunto alla sua quarta edizione, Trastevere Noir Festival, curato da Paolo Petroni e Marco Panella, torna al suo pubblico con una serie di talk e proiezioni dedicati al noir contemporaneo ed ai suoi vari linguaggi, dalle crime story al reality noir, dalle introspezioni sui lati tragici delle esistenze individuali alle trasposizioni della graphic novel, dal linguaggio serrato delle fiction sino ai tempi mozzafiato del cinema d’autore. Al Museo di Roma In Trastevere, dal 17 al 21 luglio, gli autori più rappresentativi della scena italiana metteranno a nudo le dinamiche narrative che animano le trame, i personaggi e le atmosfere di un filone che, sempre di più, è un vero strumento interpretativo della società di oggi e della sua complessità.

Tra gli scrittori, letterari e cinematografici, presenti in calendario si segnalano Francesca Bertuzzi, Giorgio Molinari, Michele Giuttari, Roberto Genovesi, Eva Fairy, Giampaolo Simi, Alberto Paleari, Gianluca Arrighi, Roberta Bruzzone, Melania Mazzucco, Antonio Parisi, Paolo Foschi, Donatella Paradisi, Adriano Petta e i Manetti Bros.
Di grande attualità anche le proiezioni di docu-fiction realizzate in collaborazione con History Channel: La mala del Brenta, parabola criminale di uno dei più potenti protagonisti della malavita italiana tra gli anni ’80 e ’90, Felice Maniero; e Cia Secret Wars, approfondita trilogia di William Karrel sulla storia della più potente agenzia di spionaggio, resa attraverso le testimonianze ed interviste esclusive ad ex agenti, funzionari e direttori. Le serate, ospitate nel chiostro del complesso di Sant’Egidio, inizieranno alle 21, ad ingresso libero sino ad esaurimento dei posti.

Nato nel 2009, Trastevere Noir Festival è già divenuto un classico tra le manifestazioni letterarie romane, presentando al suo pubblico i differenti linguaggi per indagare il lato oscuro del quotidiano all’interno di una suggestiva cornice, ex monastero delle carmelitane scalze e ora attivo museo ospitante collezioni permanenti e mostre temporanee, che rappresenta uno scenario straordinariamente affine con le atmosfere richiamate dal Festival.

L’iniziativa, organizzata da Artix e Associazione Next Generation Act, gode del sostegno di Provincia di Roma e Camera di Commercio di Roma, del patrocinio del Sistema Biblioteche di Roma e della collaborazione con il web magazine Notte Criminale.