#RIPRobinWilliams. Quando Facebook diventa Necrobook

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Ogni volta che muore un Vip Facebook si trasforma in Necrobook. Pianti virtuali, frasi ad effetto, gente che scopre dell’esistenza di quella persona solo nel momento della sua dipartita da questa terra e ne piange la morte manco fosse un fratello o una sorella. Per non parlare poi della frase predefinita: “…adesso insegna agli angeli a…“.

Martedì é morto suicida l’attore Robin Wiliams, una morte che ha colpito in molti. Sono stato tra i primi a condividere un video sul mio profilo per ricordarlo, solitamente non lo faccio mai -al massimo sulla morte dei vip ci scommetto con i miei amici: un modo per esorcizzare- e sono dell’idea che ognuno si piange i morti che vuole anche se farlo su FB la trovo davvero un’assurdità specie se non si tratta di gente famosa ma di parenti o amici (su quello ci sarebbe da scrivere un post a parte) ma essendo Williams uno dei miei attori preferiti ho voluto ricordarlo.

Dunque ora, io capisco il ricordo a Robin Williams, le foto e tutto. Ma sono passati anche tre giorni e il mio news feed di Facebook é pieno di necrologi. Che dite se la finiamo un po’ di postare sta roba? O dovete tenere il tradizionale lutto dei nove giorni?
Vi chiedo anche: ma quando morirà Jessica Rizzo o Rocco Siffredi che foto o video pubblicherete? Quali citazioni alte?

Quello si che sarà per voi cultori del lutto da Social network un bel problema. Per non parlare della foto con frase “adesso insegna agli angeli a…”. É risaputo che gli angeli sono asessuati.

Paperman – Il corto Disney da Oscar

Schermata 2013-02-02 alle 02.34.23“Paperman – Full Animated”, opera prima di John Kahrs in corsa agli Academy Awards 2013 come Miglior cortometraggio di animazione, un mix tra disegno a mano dei cartoon in bianco e nero e le ultime tecniche digitali. Un impiegato incontra per caso una ragazza alla fermata della metropolitana e se ne innamora perdutamente. Arrivato in ufficio la vede all’improvviso in una finestra del palazzo di fronte e cerca di attirare la sua attenzione con degli aeroplanini di carta. Sarà proprio la carta ad aiutarlo a rivederla. (Repubblica.it)

 

 

I corti Pixar – La Luna

Un ragazzo viene portato per la prima volta a lavoro dal papà e dal nonno, ognuno cristallizzato sul suo modo di intendere la vita. Fermi in mare aperto su una barchetta in legno, aspettano qualcosa nel profondo della notte: una sorpresa lo attende. Dovrà scegliere se adottare il punto di vista di uno dei due o trovare da solo la propria strada. La regia, tutta italiana, è di Enrico Casarosa. Il corto trasmesso in tutte le sale prima dell’ultimo film d’animazione Disney-PixarThe Brave” è adesso disponibile on line, buona visione! 🙂

Chi é il vento? E chi é il monte?

Vento, Vento, Vento fiushhhhhhhhh
tu che sali il Monte, Monte, Monte mmmmmmm
dove sosti?
nel tuo sostizio o forse alle pendici della casa del Conte?
Vento e tu Monte
toc toc… chi è???
fiushhhh Sono il vento…
ah e che ne sapiava…
Monte e tu Vento
toc toc… chi è?
mmmmm sono il Monte.
Ma or vedo bene una domanda mi sovviene
Buttana ra miseria…
Chi è il Vento e chi è il Monte
e una conclusione mi conviene:
ma che Minchia me ne futti a mia va…
ZU’ ALFIO

(tratto da “La Fame e la Sete” di Antonio Albanese”)

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«Sei andato a scuola, sai contare? Allora forza. Conta e cammina.»

È il 9 maggio 1978 quando lungo la linea ferroviaria Trapani-Palermo un’esplosione uccide Peppino Impastato. Nato a Cinisi (Palermo) il 5 gennaio 1948 da famiglia mafiosa, dopo esser stato cacciato di casa dal padre, ancora ragazzo, Peppino Impastato avvia un’attività politico-culturale antimafiosa.

Nel 1976 fonda ‘Radio Aut’ con la quale denuncia gli affari e i delitti mafiosi di Cinisi e Terrasini facendo nomi e cognomi. Tra tutti il capo mafia Gaetano Badalamenti. Nel 1978 decide di candidarsi alle elezioni comunali nella lista di Democrazia Proletaria, morirà nella notte tra l’8 e il 9 maggio imbottito con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sulla ferrovia.

La mattina seguente la morte di Peppino, la notizia su giornali radio e Tv passa quasi inosservata. Nelle stesse ore veniva, infatti, ritrovato il corpo di Aldo Moro a Via Caetani a Roma ucciso dalle Brigate Rosse dopo una prigionia di 55 giorni.

Peppino Impastato era un terrorista che preparava un attentato suicida alla linea ferroviaria” è questa la tesi sostenuta da magistrati di allora. In un secondo momento, gli stessi, utilizzarono anche una lettera scritta da Impastato qualche anno prima dove egli dichiarava di voler morire e lasciare la politica.

Il caso venne così archiviato ma, è grazie all’attività della madre Felicia Bartolotta Impastato e del fratello Giovanni che il caso viene riaperto e nel 2002 viene depositata la condanna all’ergastolo di Gaetano Badalamenti quale mandante dell’omicidio.

La storia di Peppino rimane all’oscuro dell’opinione pubblica per tanti anni fino all’uscita nel 2000 de “I Cento Passi” film che narra le gesta e la morte di Impastato.

La scelta del titolo, non è stata casuale: “cento passi” oltre ad essere una metafora, segnano l’effettiva distanza che separava casa di Peppino da quella del boss mafioso Tano Badalamenti.

Diretto da Marco Tullio Giordana e interpretato, tra gli altri, da Luigi Lo Cascio (Peppino), Tony Sperandeo (Tano Badalamenti), Claudio Gioè (Salvo Vitale), Lucia Sardo (Felicia Impastato), Luigi Maria Burruano (Luigi Impastato) e Ninni Bruschetta (cugino Anthony), il film ha ricevuto il premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Venezia del 2000, alla sceneggiatura è andato il Nastro d’argento, mentre agli attori (Lo Cascio e Burruano) il Grolla d’oro. Cinque sono i “David di Donatello” che la pellicola riceve nel 2001(Lo Cascio, Sperandeo non protagonista, E. Montaldo costumi, sceneggiatura e David per la scuola).

E se la mafia non è ancora morta, non muore nemmeno l’antimafia. Peppino oggi vive, vive nelle canzoni, nel film, nei racconti di chi lo ha conosciuto e di chi non ha avuto l’orgoglio di stringergli la mano. Peppino Impastato, oggi vive soprattutto nel pensiero di chi crede nella giustizia e nella libertà, di chi lotta contro tutte le mafie e di chi pensa (e scrive) che “la mafia è una montagna di merda”.

 (pubblicato precedentemente su http://www.nottecriminale.it)

“To Rome with love” – Il primo trailer del film di Woody Allen girato a Roma

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Si chiamerà “To Rome with Love” e con molta probabilità uscirà nelle sale italiane il prossimo 20 aprile, il nuovo film di Woody Allen girato la scorsa estate a Roma.

Un cast stellare tra cui spiccano lo stesso Woody Allen, Roberto Benigni, Alec Baldwin e Penelope Cruz.

Oggi in rete è spuntato il primo trailer. Eccolo qui.

Sinossi:

Quattro storie che non sembrano essere connesse fra loro. Nel primo episodio Woody Allen e Judy Davis sono una coppia in viaggio a Roma per conoscere i futuri suoceri, dato che la figlia ha deciso di sposare un italiano. Nel secondo capitolo Roberto Benigni è un uomo che, per errore, viene scambiato per una star del cinema e si ritrova costretto a correre e rifugiarsi per tutta la capitale; nel terzo Alec Baldwin è un architetto californiano, in visita a Roma con alcuni amici mentre nel quarto e ultimo episodio Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi sono una giovane coppia in visita ai membri delle loro rispettive famiglie, alcuni dei quali si sono persi tra i vicoli della città.

Amare è Soffrire

Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire, non si deve amare. Però allora si soffre di non amare. Pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire, e soffrire è soffrire. Essere felice è amare: allora essere felice è soffrire. Ma soffrire ci rende infelici. Pertanto per essere infelici si deve amare. O amare e soffrire. O soffrire per troppa felicità.

Io spero che tu prenda appunti.

(Woody Allen, Amore e Guerra – 1975)

La saggezza di Boris Yelnikoff

 Larry David (Boris Yellnikoff di 'Basta che funzioni')

Larry David (Boris Yellnikoff di 'Basta che funzioni')

Boris Yelnikoff è uno dei personaggi creati dal grande Woody Allen e protagonista della pellicola “Basta che funzioni” del 2009 .

Cinico quanto basta, nel suo monologo iniziale Boris, un ex professore universitario catastrofista che vede la sua vita come un fallimento, descrive perfettamente quella che è la situazione attuale di ognuno di noi:

Ma qual è il signficato di tutto? Niente. Zero. Nulla. Tutto finisce in niente. Anche se non mancano gli idioti farfuglianti. Non parlo di me. Io una visione ce l’ho. Sto parlando di voi. Dei vostri amici. Dei vostri colleghi. Dei vostri giornali. Della TV. Tutti molto felici di fare chiacchiere. Completamente disinformati. Morale. Scienza. Religione. Politica. Sport. Amore. I vostri investimenti. I vostri figli. La salute. Cazzo, se devo mangiare nove porzioni di frutta al giorno per vivere, non voglio vivere. Io detesto la frutta e la verdura. E i vostri omega 3. E i tapis roulant. E l’elettrocardiogramma. E la mammografia. E la risonanza pelvica. E, oh mio dio, la colonscopia. E con tutto ciò, arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola. E avanti con un’altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita, e decideranno per voi quello che è appropriato. Mio padre si è suicidato perché i giornali del mattino lo deprimevano. E lo potete biasimare? Con l’orrore, la corruzione, l’ignoranza, e la povertà, i genocidi, e l’AIDS, e il riscaldamento globale, e il terrorismo, e quegli idioti dei valori della famiglia, e quei maniaci delle armi. L’orrore di Kurz alla fine di Cuore di Tenebra, l’orrore. E beato lui non distribuivano il Times nella giungla, se no l’avrebbe visto l’orrore. Che si può fare? Leggetevi qualche massacro nelo Darfur o di uno scuolabus fatto esplodere, e attaccate oh mio dio l’orrore. Poi girate pagina e finite le vostre uova di galline ruspanti. Perché tanto che si può fare? Si è sopraffatti. Anch’io ho tentato di suicidarmi. Ovviamente non ha funzionato. Perché mai volete sentire queste cose. Voi avete già i vostri di problemi. Sono sicuro che siete ossessionati da un gran numero di tristi speranze e sogni, dalle vostre prevedibilmente insoddisfacenti vite amorose, dai vostri falliti affari, ah se solo avessi comprato quelle azioni, se solo avessi comprato quella casa anni fa, se solo c’avessi provato con quella donna, se questo, se quello, sapete una cosa, risparmiatemi i vostri avrei potuto avrei dovuto. Come mia madre diceva sempre se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carrozza. Mia madre le ruote non le aveva, aveva le vene varicose.(…) 

Genio di un Woody!