L’isola del Giglio e il turismo dell’orrore che ti aspetti

(precedentemente pubblicato su nottecriminale.it)

I turisti che nel giro di due settimane hanno letteralmente preso d’assalto l’Isola del Giglio in Toscana, sono passati dai 131 consueti del sabato prima del naufragio della Costa Concordia ai 1080 di sabato scorso.

 Un incremento, quello turistico, davvero anomalo per un mese invernale, complice anche la richiesta dell’Unità di Crisi di aumentare i collegamenti (da cinque a sei corse giornaliere) con la terraferma, per agevolare i soccorritori e i loro mezzi.
Diciamocelo: dopo il famoso “turismo della domenica” di Avetrana, dove masse di ‘pecoroni’ approfittavano del week end per visitare la villetta di Misseri e co., non ci si stupisce più di nulla.
 Non ci stupisce più che la gente si rechi nell’isola della tragedia, che affitti una barca per avvicinarsi il più possibile alla nave inclinata e che scatti una foto-ricordo e giri un filmato con lo sfondo di quel “mostro marino” spiaggiato.
 Non ci stupisce neanche più sentire le interviste agli abitanti dell’isola con le lacrime agli occhi, non per l’accaduto ma per il pericolo di un eventuale disastro ambientale che possa compromettere l’economia e il turismo.
 E poi la Tv. Eh già, quella scatoletta sempre più “piatta” tacciata di essere la principale causa della morbosità della
gente che, come per Avetrana, sta trasformando una tragedia in un “reality infinito” (Mentana docet).
 Nel giro di 24 ore si è passati dall’essere esperti di economia mondiale, spread, rating, standard’s and poors all’essere esperti di nautica: “gente che prima non distingueva la poppa dalla prua e andava storto anche con il pedalò, -diceva la Littizzetto ieri sera da Fazio- adesso ti spiega come fare le manovre di avvicinamento…”.

Una tragedia che torna, dunque, a dare vita ai palinsesti televisivi: dalla mattina fino a tarda sera è un susseguirsi di notizie che non ci sono, di supposizioni, di processi mediatici, di modellini (abbiate fede, il plastico arriverà, sic!), di giornalisti che sostengono che dietro al naufragio della Concordia si celi il satanismo (!!!) e di storie.
Storie di gente comune che diventa suo malgrado, popolare. Storie che sono pressappoco tutte uguali e che non
aggiungono nulla alla “notizia”.
 È vero, ormai non ci si stupisce più di nulla: il turismo suoi luoghi dell’orrore, le foto ricordo, l’accanimento mediatico…
 Una cosa sola potrebbe stupirci: il RISPETTO per le 13 persone che in quella catastrofe hanno trovato la morte e per le altre 24 di cui, ad oggi, non si sa ancora nulla.

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